33a Domenica del Tempo Ordinario
La margarita della settimana
Continuiamo a vedere in televisione o sui giornali le spettrali immagini della guerra. Tutti abbiamo negli occhi le immagini dei bimbi uccisi a Gaza, delle scuole e degli ospedali rasi al suolo in Ucraina, e mille altre immagini di distruzione di mille altre violenze che si compiono in ogni parte della terra. Tutte immagini che confermano le parole del vangelo di questa domenica. Eppure, Gesù oggi ci invita pure a non avere paura «perché nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto».
È una provocazione molto grande quella del vangelo di oggi perché in fondo ci mette di fronte a questa domanda: Credete che la vostra vita è saldamente nelle mani del Padre? Credete, come credettero i martiri, che i persecutori possono avere solo la penultima parola perché l’ultima parola sulla vita dell’uomo ce l’ha il Padre? Credete che il Padre ha cura di ciascuno di voi? (Enzo)
DAL MESSAGGIO DI PAPA LEONE XIV PER LA GIORNATA MONDIALE DEI POVERI
«Sei tu, mio Signore, la mia speranza» (Sal 71,5). Queste parole sono sgorgate da un cuore oppresso da gravi difficoltà: «Molte angosce e sventure mi hai fatto vedere» (v. 20), dice il Salmista. Nonostante questo, il suo animo è aperto e fiducioso, perché saldo nella fede, che riconosce il sostegno di Dio e lo professa: «Mia rupe e mia fortezza tu sei» (v. 3). Da qui scaturisce l’indefettibile fiducia che la speranza in Lui non delude: «In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso» (v. 1).
In mezzo alle prove della vita, la speranza è animata dalla certezza, ferma e incoraggiante, dell’amore di Dio, riversato nei cuori dallo Spirito Santo. Perciò essa non delude (cfr Rm 5,5) e San Paolo può scrivere a Timoteo: «Noi ci affatichiamo e lottiamo, perché abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente» ( 1Tm 4,10). Il Dio vivente è infatti il «Dio della speranza» ( Rm 15,13), che in Cristo, mediante la sua morte e risurrezione, è diventato «nostra speranza» ( 1Tm 1,1). Non possiamo dimenticare di essere stati salvati in questa speranza, nella quale abbiamo bisogno di rimanere radicati.
Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione. Egli non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove. Riconoscendo che Dio è la nostra prima e unica speranza, anche noi compiamo il passaggio tra le speranze effimere e la speranza duratura. Dinanzi al desiderio di avere Dio come compagno di strada, le ricchezze vengono ridimensionate, perché si scopre il vero tesoro di cui abbiamo realmente necessità. Risuonano chiare e forti le parole con cui il Signore Gesù esortava i suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano» (Mt 6,19-20)».
AMMALATI
Gli ammalati del Borgo che desiderano ricevere a casa la visita di un ministro straordinario dell’eucaristia o di un presbitero per ricevere la comunione o per confessarsi possono contattare don Enzo allo 031/272618.
BATTESIMI
Le persone che hanno un bambino da far battezzare possono mettersi in contatto con don Enzo per un primo incontro di conoscenza e decidere insieme la data del battesimo.

