PENSIERI

Seconda domenica Tempo Ordinario

All’inizio del vangelo di questa domenica si legge che Giovanni, «fissando lo sguardò su Gesù» (in realtà il verbo greco è ancora più bello perché letteralmente si dovrebbe tradurre «guardando dentro Gesù»), vede un agnello: «Ecco l’Agnello di Dio».
Alla fine del vangelo, invece, è Gesù che «guardando dentro Pietro», vede una pietra, una roccia capace di reggere l’intera Chiesa.
Solo chi ci ama sa guardare dentro di noi e può dirci chi siamo. Non sono i nostri sbagli a svelare il mistero della nostra persona. Non sono i nostri errori a determinare la nostra identità. Non sono i nostri peccati a dire chi siamo.
Solo chi ci ama sa guardare dentro di noi e può svelarci il segreto del nostro cuore e il nostro vero nome.
Solo chi ci ama sa guardare dentro di noi e può rivelarci il nostro mistero. Ciò significa che ciascuno di noi ha bisogno dell’altro e dell’Altro per scoprire chi è, per scoprire che cosa è chiamato a fare in questo mondo, per scoprire la propria bellezza, per scoprire la vocazione del suo stesso corpo (la seconda lettura di questa domenica è bellissima: il nostro corpo è il Tempio dello Spirito Santo! Il nostro corpo è più santo del Tempio di Gerusalemme o della Basilica di San Pietro!) (Enzo).

Il 20 gennaio ricorre la memoria liturgica di San Sebastiano, antico patrono
delle nostre parrocchie, a cui è dedicata la seconda cappella a sinistra entrando dalla porta principale della chiesa di San Bartolomeo. Qui di seguito riportiamo un brano di Sant’Ambrogio di Milano dedicato a San Sebastiano.

«È necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio» (At 14, 22). Se molte sono le persecuzioni, molti sono anche i riconoscimenti, e dove ci sono molte corone, è segno che vi sono state altrettante lotte. Ti giova che ci siano molti persecutori perché, fra molte persecuzioni, troverai più facilmente la corona.
Prendiamo l’esempio del martire Sebastiano, del quale oggi ricorre il giorno natalizio per la vita eterna. Egli nacque a Milano, dove il persecutore forse non era ancora venuto o se n’era allontanato, o era piuttosto moderato. Sebastiano si accorse che qui il combattimento non ci sarebbe stato affatto o sarebbe stato fiacco. Partì quindi per Roma, dove infuriavano aspre persecuzioni contro la nostra fede. Ivi subì il martirio, cioè ebbe la sua corona. Così meritò il domicilio dell’immortalità eterna là dove era giunto come ospite. Se non fosse esistito che un solo persecutore, egli non avrebbe ricevuto la corona del martirio.
Però badiamo bene che non sono persecutori soltanto quelli che si vedono, ma anche quelli che non si vedono, e sono molto più numerosi. Come infatti un solo re persecutore mandava a molti suoi dipendenti ordini di persecuzione e così vi erano molti persecutori nelle singole città o province, così anche il diavolo invia molti suoi ministri per suscitare persecuzioni non soltanto al di fuori, ma anche al di dentro delle anime dei singoli.
Di queste persecuzioni è stato detto: «Tutti quelli che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati» (2 Tm 3, 12). Tutti, ha detto, senza eccezione. Infatti chi può essere eccettuato quando il Signore stesso ha sopportato i tormenti delle persecuzioni? Quanti oggi sono in segreto martiri di Cristo e rendono testimonianza al Signore Gesù! Questo martirio e questa testimonianza fedele di Cristo sperimentati dall’Apostolo che disse: «Questo infatti è il nostro vanto e la testimonianza della nostra coscienza» (2 Cor 1, 12).