PENSIERI

Epifania del Signore

«Una stella più fulgente delle altre mette in movimento i magi che abitano gli estremi confini dell’oriente e a questi uomini abituati a contemplare gli astri non può sfuggire lo stupefacente splendore della sua luce, segno grandioso. Un’ispirazione divina certamente è all’opera nel loro cuore; essi colgono il senso misterioso di una tale visione, lo spettacolo insolito che colpisce i loro occhi non ha nulla di oscuro al loro spirito. Si dispongono al loro compito con animo devoto, si procurano dei doni di modo che, partiti per adorare uno solo, dimostrino di credere in tre: con l’oro onorano il re, con la mirra l’uomo, con l’incenso il Dio. Entrano nella città principale del regno di Giudea e nella città regale chiedono di vedere colui di cui sapevano che sarebbe nato per regnare. Erode è turbato, teme per la sua salvezza, ha paura per il suo potere, si informa presso i sacerdoti e dottori della legge per sapere che cosa aveva profetizzato la Scrittura sulla nascita di Cristo. La verità illumina i magi, la mancanza di fede accieca i sapienti […]. Dopo aver adorato il Signore e compiuto ogni atto di devozione, i magi, seguendo l’avvertimento ricevuto in sogno, ritornano a casa loro per altra via. Occorreva che divenuti ormai credenti in Cristo non camminassero per i sentieri dell’antica condotta, ma entrati in una nuova via si tenessero lontani dagli errori che avevano abbandonato»                    Leone Magno, Discorsi 14,2-5).

«I Santi Magi sono preziosi maestri di fede. Innanzi tutto, perché essi hanno desiderato Dio: l’incontro con Dio – come del resto con ogni persona – bisogna desiderarlo e prepararlo, a volte anche per molto tempo. In secondo luogo, i Magi – al contrario di Erode – non si sono costruiti una immagine di Dio e proprio per questo sono stati così liberi da riconoscerlo nel Bambino di Betlemme. Da ultimo i Magi non hanno incontrato Dio da individui, ma insieme, in comunione. Per incontrare Dio è necessario desiderarlo, mantenersi liberi da ogni immagine falsa di lui e camminare insieme nella Chiesa» (Enzo).