Ascensione del Signore

Pensierino n° 220

Carissimi, vorrei riprendere la bellissima notizia che ci ha raggiunto sabato scorso e che abbiamo condiviso con tutti nelle Messe domenicali, cioè la canonizzazione del Beato Giovanni Battista Scalabrini, parroco di San Bartolomeo in Como dal 1870 al 1876, Vescovo di Piacenza dal 1876 al 1905 e fondatore delle Congregazioni dei Missionari e delle Missionarie di San Carlo, che hanno come carisma specifico il servizio ai migranti. Come ricorda l’attuale Vescovo di Piacenza, monsignor Adriano Cevolotto, «L’annuncio è stato una sorpresa. Da tempo molti Vescovi avevano inoltrato al Papa la richiesta della canonizzazione di monsignor Scalabrini, affinché il Papa stesso non attendesse il riconoscimento del secondo miracolo, vista l’attualità del suo carisma nei confronti del tema delle migrazioni». E così è stato! Per noi della Comunità Pastorale Beato Scalabrini, per la parrocchia di Fino Mornasco, paese nativo di Scalabrini, e per l’intera Diocesi di Como è una gioia immensa veder riconosciuta la santità di un confratello e pastore che ha lasciato, soprattutto nella nostra comunità, un segno indelebile della sua presenza.

Avremo modo di riprendere con calma, nei prossimi mesi, il significato che questa canonizzazione ha per noi e per l’intera Chiesa. Vivremo già un appuntamento particolare domenica 12 giugno, con la Santa Messa delle 10.30 a San Bartolomeo, presieduta dal nostro vescovo Oscar e concelebrata dal superiore generale degli Scalabriniani insieme a più di 20 sacerdoti provenienti da tutto il mondo in visita alla nostra comunità. Un appuntamento già programmato, ma che acquista ora un significato tutto particolare.

Propongo a tutti una riflessione presa dagli scritti del Beato Scalabrini, che sta alla base dell’esperienza della vita della Chiesa e che ci aiuta a puntare su ciò che è essenziale nell’esperienza cristiana. Ecco le parole di Scalabrini: «Come il discepolo diletto di Gesù (Giovanni) negli ultimi anni della sua vita non ripeteva nelle cristiane adunanze altra parola che questa: Figliuoli, amatevi l’un l’altro; così la Chiesa non dice e ridice ai suoi figli che la grande legge dell’amore… Con ogni atto del suo ministero (insegnandoci la verità, vivendo i sacramenti, invitandoci alla preghiera…), ella non ci ripete in sostanza che la medesima parola: amate Dio, amate il prossimo. Amate Dio con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, con tutte le vostre forze; amate il prossimo come voi stessi, con quell’amore che viene da Dio».

Buona domenica!

don Gianluigi