Benvenuti! Ecco chi siamo, da dove veniamo…

(dalla Voce dei Borghi di quaresima 2009)

Se guardiamo indietro aiutandoci con la storia, tanto per comprendere meglio la strada fin qui percorsa, possiamo trovare che nel 1163 un comasco di cui si ignorano le generalità donò ad un frate crocifero di nome Bernardo un terreno vicino al Cosia perché vi fosse realizzato un ospedale con annessa chiesa: un ospedaletto come ce n’erano già parecchi, fatto per i malati del luogo ma anche per i pellegrini. Poi, sempre la storia, ci dice che tutti gli ospedaletti confluirono in quello dedicato a s. Anna che nacque fuori dalle mura e che restò al suo posto (dove adesso c’è il Conservatorio) fino agli anni trenta del secolo scorso, quando andò a collocarsi nel verde sotto il Baradello e che adesso è in via di chiacchierato trasferimento fuori città, sulla Varesina. Mille anni in poche righe, ma è così che è nata san Bartolomeo, come chiesetta vicina ad un ospitale e a una chiesa un po’ più grande e già esistente, san Sebastiano. Chi vuol conoscere in dettaglio, e un passo per volta, la storia di san Bartolomeo e del borgo può aprire “San Bartolomeo in Como – Una chiesa e la sua storia nella città” di Roberto Botta, pubblicato nel 1998: duecento pagine, ricche di illustrazioni e documentatissime sulle carte dell’archivio parrocchiale.
Quando san Bartolomeo si collocò vicino a san Sebastiano i tempi erano piuttosto difficili; fuori dalle mura il territorio faceva capo a san Donnino, posta all’interno: così di notte le duemila persone che ci abitavano non potevano essere in alcun modo raggiunte dal prete, perché c’erano le mura e le porte della città erano tutte chiuse. Così era nata san Sebastiano, così si aggiunse san Bartolomeo con l’ospedale.
Poi, nei secoli, san Sebastiano tira avanti ma in continua discesa, fino al 1960 quando viene cancellata del tutto, mentre san Bartolomeo cresce in continuazione e proprio se guardi la storia troverai che arrivò ad estendere la sua giurisdizione territoriale fino a Lora; poi cominciò un processo di ridimensionamento e nacquero le parrocchie di san Rocco e di san Giuseppe e cambiarono i confini con altre parrocchie che stavano fuori dalla città murata (per esempio con quella dell’Annunciata, più conosciuta come “Il Crocifisso”).
La storia di san Rocco come parrocchia comincia nel 1920 e il cammino non è facile; il borgo era cresciuto, c’erano più case e più famiglie, tirava voglia di autonomia rispetto a san Bartolomeo, e negli archivi ci sono le prove scritte delle prese di posizione e di veri e propri scontri che accompagnano la nascita della nuova parrocchia che avviene in data 18 luglio 1921. A san Giuseppe infine nel 1916 nasce una vicaria che diventerà parrocchia, mentre il rione è in continua espansione tanto che nel 1980 verranno ritoccati i confini con la parrocchia di san Rocco nella zona di via Montegrappa.
La storia della parrocchia di san Rocco si può leggere nel libro “San Rocco – Il borgo, la chiesa, la parrocchia” a cura di Mario Longatti, edito nel 1991, ricco di illustrazioni e che dà la misura delle vicende che può raccontare un territorio su cui si trovano perle come san Carpoforo, san Martino in Silvis (sconsacrato, entrato con parti residue in quello che fu “Ul ginöcc” ristorante ora scomparso e che dicono sarà sostituito da un albergo) e san Lazzaro (in via Rimoldi) di cui si continua a parlare e intanto si sgretola anche sotto la neve e di cui resterà magari qualche foto, come avvenne per la altrettanto famosa “danza della morte” di cui fortunatamente resistono dei disegni d’epoca…

E intanto siamo arrivati al duemila e le cose ancora cambiano; le situazioni mutano ma è diversa anche la voglia di affrontare i problemi nuovi in assoluto, anche per arrivi non dovuti a trasferimenti di borghigiani ma a gente che si è spostata da lontano, proprio come i “migranti” di cui si occupavano nel secondo secolo dopo l’anno mille i crociferi che si stabilirono in riva al Cosia per fare un ospedale per chi già c’era e per quelli che arrivavano o erano solo di passaggio…
Adesso si parla di pastorale integrata, un tempo ci si divideva; adesso si cerca la integrazione per i problemi della parrocchia, dell’ufficio missionario diocesano, della Caritas cittadina.

La strada è stata appena aperta, anzi è stata solo indicata e ci si prepara a muovere i primi passi. Perfino gli esperti possono parlare di ipotesi, di ingenuità o di illusioni, ma qui, sulle rive del Cosia che in città non si vede praticamente più, quasi mille anni or sono arrivarono dei frati che potevano fare la figura degli ingenui o degli illusi.
Ma hanno lasciato il segno.

Natale Gagliardi