IV Domenica di Pasqua

Pensierino n° 117

Carissimi, anche se con cautela, stiamo ormai affrontando la fase due dell’emergenza coronavirus. In modo graduale riprendiamo le attività ordinarie fuori casa. Presto ci verrà detto anche quando e come riprendere la celebrazione delle S. Messe.

Se questa è certamente una bellissima notizia, attesa e desiderata da tanto, non dobbiamo però dimenticarci della fatica che ancora coinvolgerà molti di noi. Non sto parlando solo delle nuove regole di comportamento, delle misure di distanziamento sociale. Soprattutto vorrei ricordare le persone che saranno ancora per molto tempo penalizzate, non potendo tornare a quella che definiamo “vita normale”. In particolare i bambini e i ragazzi che non potranno tornare tra i banchi di scuola; gli anziani e ammalati che sono ancora i più vulnerabili; le tante famiglie che per questa pandemia si ritrovano in gravi ristrettezze economiche, se non addirittura in povertà; le persone che sono in apprensione per la loro salute o quella di un loro caro; le famiglie che hanno vissuto l’esperienza di un lutto. E potrei continuare.

C’è poi un grossissimo rischio che dovremmo evitare in questo momento di ripresa: quello di mettere tra parentesi il tempo che abbiamo vissuto, con grande sofferenza per le restrizioni a causa della pandemia. Una brutta esperienza che vogliamo dimenticare per continuare a vivere come prima, anzi cercando di recuperare il tempo perso. Certamente questi ultimi due mesi sono stati particolarmente difficili e dolorosi per molti aspetti. Ma cosa ci hanno insegnato? È questa la domanda che tutti dobbiamo farci.

Solo per accenni sottolineo tre cose, frutto di esperienza, di confronti e di letture:

  1. La nostra vulnerabilità come creature. È bastato un virus per fermarci completamente, per fermare anche quell’economia che vorrebbe navigare verso orizzonti di paradiso terrestre! Ci siamo sentiti tutti deboli e fragili, davanti ad un nemico, il virus, che non guarda in faccia a nessuno. Tutti, quindi, con le stesse fragilità.
  2. Una globalizzazione non economica o sociale, ma di solidarietà. Il virus, come è ovvio, non ha rispettato confini geografici. Anzi quei paesi che si pensavano più sicuri sono diventati più vulnerabili. Una nuova prospettiva di mondo, dove ci si è resi conto che non ci si può chiudere pensando alla nostra salvezza, al nostro benessere, ma dove la salvezza dell’altro è anche la mia.
  3. Una vita ridotta all’essenziale ma con una grande voglia di socializzazione, nel rispetto delle regole per il bene di tutti. Ci siamo resi conto anche che nessuno aveva soluzioni facili, scorciatoie per uscire dalla crisi. Ma insieme si è cercato di intravvedere qualche prospettiva. In questo, certamente, papa Francesco è stato un aiuto formidabile.

Si potrebbero aggiungere tante altre sottolineature e riflessioni. Vorrei concludere con una domanda:

Cosa vorrà dire tutto questo per il nostro presente e per il futuro? Cosa vorrà dire per la nostra comunità? Insieme dobbiamo scoprirlo!

Buona settimana e buon mese di maggio

Don Gianluigi

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