Sesta Tempo Ordinario

Pensierino n. 106

Carissimi, come sapete, sabato scorso abbiamo vissuto la prima assemblea sinodale a Morbegno. Anche la nostra Comunità Pastorale si è unita nella preghiera a questo momento importante per la nostra Diocesi e continuerà a farlo anche per i prossimi appuntamenti. Vorrei richiamare fortemente questo impegno di preghiera, perché tutti ci apriamo all’azione dello Spirito Santo per capire cosa lui sta indicando per la nostra Chiesa diocesana.

Vorrei anche suggerire, a tutti quelli che lo vogliono, di ascoltare, attraverso la pagina online del settimanale della Diocesi (disponibile anche sulla pagina Facebook della nostra Comunità Pastorale), la relazione di padre Rupnik che ha fatto da introduzione ai nostri lavori. Può essere molto utile anche per noi per cogliere come vivere il confronto nei vari gruppi parrocchiali e nel Consiglio pastorale.

Anticipo qui le due sottolineature fondamentali perché ci sia un vero discernimento ecclesiale.

Alla domanda: “Dove parla lo Spirito Santo?”, padre Rupnik risponde “Lo Spirito Santo parla alla Chiesa, non ai settori isolati, autosufficienti, innamorati di sé stessi”.

Per questo è importante vivere il discernimento comunitario che presuppone due atteggiamenti:

  1. Acquistare la mente di Cristo, come dice S. Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (2 Cor 2,16). Continua Rupnik: “La mente di Cristo è la Pasqua, affinché si realizzi la comunione. I versetti seguenti della lettera ai Corinti lo dicono: la mente di Cristo non tollera divisioni, separazioni, individualismi. È una mentalità della comunione
  2. Vivere l’umiltà, secondo ciò che dice sempre S. Palo nella lettera ai Filippesi (Fil 2,1-11). “Cosa è l’umiltà? È l’uomo libero da sé stesso. Un sentimento non più contaminato dalla paura di sé stesso… È lo stato dell’uomo che sa che ciò che è, lo è per la grazia di Dio e non per un appoggio sulle doti e sui talenti che porta la natura umana

Per vivere il discernimento queste allora sono le due cose importanti: “Avere la mente di Cristo, che ragiona secondo le categorie di comunione. E l’umiltà che ti rende staccato da te stesso… Il primo passo verso il discernimento è arrivare ad essere redenti e avere l’esperienza di Cristo come Salvatore, come mio Salvatore. Cristo mi ha salvato e io sono redento, non ho più niente di mio se non ciò che mi è stato donato dalla redenzione di Cristo”.

Buona settimana e buona riflessione, nella continua preghiera per il Sinodo e la nostra Diocesi.

Don Gianluigi

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