Ascensione

Pensierino n. 76

Carissimi, volevo ringraziarvi per le risposte che il pensiero di settimana scorsa, sulla disponibilità alla collaborazione nella nostra Comunità Pastorale, ha già suscitato. Un inizio che mi fa ben sperare in ulteriori disponibilità di aiuto.

Vorrei offrire alla vostra riflessione una parte del messaggio di papa Francesco per la giornata delle Comunicazioni sociali che viviamo questa domenica, giorno dell’Ascensione. In modo molto chiaro, ci viene indicato quale è il fondamento della reciprocità dell’amore, che come cristiani siamo chiamati a vivere. È questa la base anche di ogni servizio e collaborazione nella comunità.

La metafora del corpo e delle membra, che S. Paolo utilizza nelle sue lettere, ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità. Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone. Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità. 

Tale capacità di comprensione e di comunicazione tra le persone umane ha il suo fondamento nella comunione di amore tra le Persone divine. Dio non è Solitudine, ma Comunione; è Amore, e perciò comunicazione, perché l’amore sempre comunica, anzi comunica se stesso per incontrare l’altro. Per comunicare con noi e per comunicarsi a noi Dio si adatta al nostro linguaggio, stabilendo nella storia un vero e proprio dialogo con l’umanità (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2).

In virtù del nostro essere creati ad immagine e somiglianza di Dio che è comunione e comunicazione-di-sé, noi portiamo sempre nel cuore la nostalgia di vivere in comunione, di appartenere a una comunità. «Nulla, infatti – afferma San Basilio –, è così specifico della nostra natura quanto l’entrare in rapporto gli uni con gli altri, l’aver bisogno gli uni degli altri».[2]

Il contesto attuale chiama tutti noi a investire sulle relazioni, ad affermare anche nella rete e attraverso la rete il carattere interpersonale della nostra umanità. A maggior ragione noi cristiani siamo chiamati a manifestare quella comunione che segna la nostra identità di credenti. La fede stessa, infatti, è una relazione, un incontro; e sotto la spinta dell’amore di Dio noi possiamo comunicare, accogliere e comprendere il dono dell’altro e corrispondervi.

È l’augurio che facciamo anche ai ragazzi che completano il cammino di iniziazione cristiana con la Confermazione e la prima Comunione: sperimentare una relazione profonda con Dio che ci chiama a riconoscerci fratelli.

Don Gianluigi