verbale 15 marzo 2018

La seduta si apre alle 21.00; risultano assenti 4 consiglieri.

Il primo momento dedicato alla riflessione alla preghiera è introdotto con la recita del Salmo 25, da cui don Gianluigi trae alcuni importanti spunti per soffermarsi sulla centralità del dono spirituale del consiglio. In questo vero e proprio inno alla bontà di Dio, sono contenuti dei passi importanti che dovrebbero aiutare a crescere tutti coloro che sono chiamati a prendere delle decisioni. Dobbiamo essere “poveri di noi stessi”, “poveri di idee”, che non significa lasciare che avvengano le cose senza sforzarsi di cambiarle, quanto piuttosto che solo se siamo in grado di non anteporre i nostri interessi alla forza dello Spirito saremo capaci di scegliere in modo autentico. Come leggiamo nel salmo (25,3-4), chiunque spera in Dio e a Lui si affida non resterà deluso e per questo chiediamo al Signore di farci conoscere le sue vie e di insegnarci i suoi sentieri. I suoi sentieri e le sue vie, non le nostre. Dobbiamo lasciarci guidare da Dio, lasciarci istruire dal consiglio dello Spirito (25,5), riconoscendo di essere peccatori che cercano la via giusta (25,8-9). Lo Spirito non si serve della nostra forza, siamo noi che mettiamo in gioco quanto Dio stesso ci ha dato e poi sarà proprio lo Spirito, nella forma del consiglio di Dio, che indicherà l’idea giusta da seguire. Dio ci chiede solo di essere disponibili a fare un passo indietro rispetto al nostro egoismo per lasciare che lo Spirito dia forma ai nostri pensieri; Dio, peraltro, agisce non come un Dio che si impone con autorità ma nella sua presenza in mezzo a noi. Il risultato è che faremo ciò che Dio vuole per noi, che è il vero bene: la vera bontà viene da Dio e dalle sue vie. Noi siamo strumenti nelle sue mani (25,10), pertanto dobbiamo metterci a servizio, non rinunciare a dire quello che pensiamo e che sappiamo, ma ricordando che Dio ci chiede di essere pronti a perdere tutti i nostri interessi per scegliere la via da seguire.

Don Gianluigi introduce la seduta con alcune comunicazioni: in questa seduta ci si passa, come da O.d.g. alla discussione delle priorità per la nostra comunità, in continuità con quanto emerso nella precedente seduta. Il prossimo consiglio invece, in data 26/05/2018, tratterà del Consiglio Pastorale Vicariale e di come il Vicariato di Como Centro si muoverà in preparazione al Sinodo diocesano (da settembre). In particolare viene chiesto ai membri di riflettere personalmente su come pensano si debba intendere il Consiglio Pastorale Vicariale e su come possa essere favorita una maggiore partecipazione parrocchiale a sostegno della chiesa cittadina.

Valutando quanto emerso dalla seduta precedente e rifacendosi al relativo verbale, don Gianluigi evidenzia i nuclei tematici emersi: la partecipazione e il sentimento religioso e spirituale che esprime la nostra comunità; la necessità di relazione, comunione e ascolto per tutti; la preoccupazione per i ragazzi e per la formazione delle future generazioni attraverso le attività dell’oratorio e la partecipazione alla Messa; le differenze socio-contestuali e partecipative fra San Rocco e San Bartolomeo.

Viene chiesto ai consiglieri di specificare meglio quale questione, all’interno dei temi generali, ritengono più importante o fondamentale e che necessità di una maggiore attenzione. Non viene meno, in ogni caso, l’impegno per la questione della liturgia, a partire dai dati emersi nell’Assemblea della Comunità del 2017, che sono oggetto di attenzione costante da parte del Gruppo Liturgico.

Un primo punto comune a molti interventi è il tema dell’educazione dei bambini e dei giovani, con un’attenzione particolare e prioritaria alla fascia 0-6 anni, per cui non ci sono proposte per le famiglie. Educare le future generazioni significa aprirsi al futuro e solo coinvolgendo la famiglia (realtà sociale fondamentale) siamo in grado di arrivare ad essere testimoni ai bambini e ai giovani che formeranno altre famiglie. Questo punto assume un ruolo decisivo se pensiamo che, nel documento lasciato alla nostra Comunità dalla visita del Vescovo, emergeva la possibilità che la nostra realtà parrocchiale potesse divenire guida per una sperimentazione pilota rivolta alle situazioni difficili delle famiglie della Comunità e della città. L’attenzione per le famiglie deve essere guidata da uno spirito di apertura alle attività che vengono proposte dalla Diocesi e dal Vicariato e in ogni caso si deve seguire la direzione dell’accoglienza per le realtà più difficili. In un campo così aperto al progresso, la nostra Comunità sta già cercando di coinvolgere alcune famiglie nella catechesi e in un gruppo di famiglie “giovani”.

Un primo passo è quello dell’apertura alle relazioni personali, in cui un momento come quello della benedizione delle case è occasione per conoscere le realtà che abitano fisicamente e spiritualmente il nostro territorio.

Per ciò che concerne l’educazione dei giovani e dei ragazzi, la Commissione Oratorio ha recentemente preso in esame la situazione quotidiana di difficoltà “ordinarie” che si devono affrontare nelle relazioni con alcuni gruppi di ragazzi. Sono già state inserite in oratorio alcune figure che dedicheranno tempo ed energia all’educazione; alla Comunità spetta il compito di aiutarli e di ascoltare i problemi dei ragazzi e gli adulti che chiedono aiuto perché non hanno le forze e gli strumenti educativi.

Il problema della liturgia viene nuovamente ribadito da alcuni interventi: la liturgia deve servire per riscoprire l’aspetto della preghiera e della riflessione personale e comunitaria. Il tema della liturgia è connesso strettamente con la scelta di fede che ci tiene uniti, infatti è proprio attraverso la partecipazione ai momenti celebrativi che possiamo fortificare e aiutare a recuperare la fede. L’accoglienza nella liturgia è importante, ma accanto a ciò, viste le risorse spirituali e fisiche di cui dispone la nostra Comunità, dobbiamo fare un “salto di qualità”. Se saremo in grado di vivere maggiormente e con profondità la celebrazione, allora saremo anche più capaci di costruire relazioni personali, di essere testimoni veri.

Per capire come agire dobbiamo conoscere i giovani e le famiglie, ricordandoci che le difficoltà della fede sono comuni a tutti e che appaiono ma anche nelle relazioni degli adulti e degli anziani, i quali, molto spesso, sono presenti alle celebrazioni ma poco partecipativi. Recuperare la fede non vuol dire fare una cosa fra le altre o un’azione di buona volontà, ma nasce dalla necessità di cambiamento delle relazioni personali. Se vogliamo essere in grado di costruire relazioni dobbiamo formarci noi stessi alla scuola di vita cristiana che si trova nell’incontro con Cristo, in particolare durante la celebrazione eucaristica.

Essere una comunità cristiana significa fare un passo in avanti verso relazioni più aperte, come spesso ci insegnano gruppi di altre nazionalità, che manifestano un sentimento religioso unitario e fraterno che la nostra sfiducia nel mondo ha occultato. Ciò che possiamo fare noi deve riguardare tanto i più piccoli quanto gli adulti, cercando di capire, in particolare per i giovani, quali siano le loro priorità, il loro pensiero, i loro progetti e quale proposta vuole fare la Comunità in cui sono inseriti. Sulla base di questa idea, molti consiglieri esprimono il parere che sia necessario “recuperare” chi è stato perduto ma anche accogliere le nuove realtà.

In sostanza, sia il tema dell’educazione, sia quello della partecipazione profonda alla Comunità, sono da ricondurre, come si evince da tutti gli interventi, ad un “modo di essere famiglia” che vogliamo proporre, l’atteggiamento cristiano che ci unisce. Il senso di appartenenza deve derivare da ciò che tiene unita la famiglia dalla fede, dal silenzio, dalla preghiera e dalle opere con cui manifestiamo di essere in relazione con uno Spirito autentico che ci guida.

L’obbiettivo delle proposte che attraversano la vita delle nostre parrocchie è quello di cercare e aiutare a cercare una vita cristiana fondata nella figura di Gesù. Accanto a questo atteggiamento ci sono le relazioni che sono una necessità del nostro tempo: nelle relazioni scopriamo la ricchezza degli altri, i bisogni, le necessità, il disagio e la povertà. L’obbiettivo del Consiglio deve essere quello di creare una mentalità, sulle basi dell’atteggiamento autentico, che ci permetta di “uscire” per andare incontro al mondo. Cambiando l’atteggiamento con cui noi siamo comunità possiamo cambiare anche lo stile con cui entriamo in relazione con gli altri.

Troppo spesso, se ci guardiamo da fuori, ci vediamo impegnati a fare tante cose in modo bello e questo assume valore se viene centrato sul significato cristiano che si rivela dentro il nostro fare e che provoca poi, a sua volta, degli effetti di ritorno su chi vive lo Spirito all’opera. La comunità cristiana è una comunità umana e non un’azienda: anche in un contesto sociale difficile dobbiamo essere capaci di scoprire il rapporto con gli altri attraverso la scoperta del rapporto con Dio. La nostra comunità, fortunatamente, vive su un territorio dove c’è molto da fare, dove ci sono stranieri da accogliere e persone di passaggio, in un clima di apertura con tante possibilità di incontri e conoscenze che devono essere prese sul serio per esprimere le potenzialità che ci sono affidate e in cui la fede, la preghiera e il servizio della carità possono andare oltre l’individualismo.

Al termine della discussione don Gianluigi cerca di fare una sintesi: emergono, all’interno delle quattro grosse tematiche iniziali, alcune priorità più specifiche. Per ciò che concerne il carattere socio-contestuale della Comunità abbiamo la necessità, sullo sfondo, di conoscere meglio la realtà di oggi, dedicando uno spazio costante alla riflessione, facendoci aiutare da esperti per comprendere meglio il tessuto in cui siamo inseriti. Per quanto riguarda l’educazione è prioritaria la fascia dei più piccoli e dei giovani. In relazione all’apertura e ai rapporti personali appare necessario ripartire dal coinvolgimento della famiglia che permetta allo stesso tempo l’ascolto attivo e la testimonianza da parte di chi è più avanti nel cammino.

Il punto cruciale, invece, viene individuato nella necessità di vivere con uno spirito cristiano la riflessione sulla società contemporanea, sull’educazione e sul valore della famiglia: la Comunità dovrebbe riscoprire che alla base dell’unità è posto il nostro essere testimoni della fede nell’esempio di Cristo. È questo spirito di famiglia che ci deve guidare nelle attività che decideremo di proporre come comunità, dal momento che non si può pensare di lasciare il tempo che trova la ragione ultima per cui ci sentiamo uniti nello stesso Spirito.

Secondo quanto emerso in questo ultimo punto, don Gianluigi propone di pensare la prossima Assemblea della Comunità. Si pensa dunque di aprire l’Assemblea a tutti, in special modo a coloro che svolgono un servizio o che sono impegnati in qualche modo nella Comunità, in modo che si possa mostrare come ciascuna realtà si senta unita alle altre perché tutte esprimono la stessa necessità spirituale di ritrovarsi in Cristo.

Viene pensata un’Assemblea in cui ciascun gruppo si presenta e presenta agli altri la propria attività. Viene deciso che sarà formata un’equipe preposta all’organizzazione pratica dell’Assemblea (per pensare organizzativamente) e la decisione delle modalità emerse in equipe verrà sottoposta all’approvazione di un futuro Consiglio Pastorale. Al Consiglio viene invece chiesto di esprimersi sulle modalità, lo stile e l’obbiettivo con cui vogliamo comunicare il senso di famiglia e di unità che deve guidare lo spirito cristiano della comunità. Si propone anche di aprire una rubrica sulla Voce dei Borghi per permettere che ciascun gruppo che opera in parrocchia si presenti.

Viene stabilito che l’obbiettivo dell’Assemblea sia quello di capire come ogni realtà particolare sia una parte importante che opera e si riconosce in un tutto organico di cui fa parte e che quel tutto, ossia la Comunità, non è altro che lo Spirito che ci unisce e in cui crediamo.

Sul taglio da dare all’Assemblea, si pensa, più che ad un indirizzo informativo sulle diverse realtà, di andare alla radice del perché siamo Comunità, quale sia la verità e la realtà che ci impegna in moltissimi fronti, dalla carità alla formazione, e dalla liturgia alle relazioni personali.

Il Consiglio Pastorale è chiamato a favorire il coinvolgimento di quante più realtà e persone possibili nella prospettiva della sinodalità, nella dimensione della spiritualità e della comunione, preparando i gruppi nella comprensione di un’esperienza di fede che sia universale e particolare allo stesso tempo. L’obbiettivo è quello di comprendere e far comprendere che attraverso l’incontro di una realtà particolare della comunità siamo di fronte a tutta la Comunità, anche se non la vediamo fisicamente e se ciò diviene consapevole sapremo essere testimoni dello Spirito nella verità. La domanda che deve guidare i gruppi nella preparazione alla partecipazione all’Assemblea sarà: “Perché lo fate?”

Lasciando queste considerazioni aperte ad un futuro momento di discussione, Don Gianluigi comunica che la Commissione Caritas verrà convocata per la prima volta dopo molto tempo per discutere su come vivere la dimensione caritativa e anche per poter alleggerire il parroco stesso da compiti gravosi in termini di tempo. Le realtà già avviate nella Comunità procedono invece con una particolare attenzione a rendersi più autonome e funzionali con una comprensione di fondo delle dinamiche su cui agiscono (ad esempio l’Oratorio o le attività di carità), in modo tale che capendo meglio le situazioni si possano indirizzare le forze e le risorse in modo adeguato al contesto. La seduta è tolta alle 22.35.