Quinta Domenica di Quaresima

Pensierino n° 21

Carissimi, siamo oggi all’ultimo rimedio che ci è proposto nel messaggio quaresimale di Papa Francesco, perché l’amore non si raffreddi in noi (Mt 24,12), cioè il DIGIUNO. Una pratica, quella del digiuno, che nella nostra realtà di oggi è andata un po’ in disuso. Al massimo ci possono essere le diete, per motivi di salute o per esigenze estetiche. Ma il rinunciare al cibo per far crescere in noi l’amore, ci sembra esagerato.

Così Papa Francesco: “Il digiuno toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita. Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame”.

Il digiuno ci mette anche in un atteggiamento di fiducia davanti a Dio, perché sappiamo che tutto, anche ciò che serve per il nostro sostentamento, è un suo dono. Importanti sono le parole di Gesù nel vangelo di Matteo: “Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Siamo invitati a cercare il regno di Dio e la sua giustizia che coincidono con l’amare secondo lo stile di Gesù. Così il digiuno ci fa crescere nell’amore.

Non vorrei tralasciare qualche sottolineatura su altre esperienze di digiuno. Non siamo infatti invitati a rinunciare solo al cibo, ma anche a tutto quello che impedisce un vero rapporto con Dio e con i nostri fratelli. Potremmo pensare all’uso dei mezzi di comunicazione, che da un lato ci collegano con il mondo, ma dall’altro spesso ci distolgono dal tempo della preghiera e dall’attenzione alle persone che vivono con noi. Oppure possiamo pensare alla rinuncia di spese superflue, al superare i nostri “vizi” che tendono a chiuderci in noi stessi. E l’elenco diventerebbe lungo. Il digiuno dal cibo, al quale saremo chiamati il venerdì santo, ci ricordi queste altre possibilità di attuazione.

Buona settimana

don Gianluigi