verbale 6 novembre 2017

Con l’ingresso del nuovo parroco, il Consiglio viene presieduto da don Gianluigi. Sono assenti tre consiglieri. La seduta è aperta alle 21.00 con la recita del Cantico della Sapienza, parte della preghiera di Salomone (Sap 9, 1-6, 9-11). Don Gianluigi ricorda che per il Consiglio Pastorale la sapienza è il dono fondamentale che dobbiamo chiedere a Dio: non basta conoscere la realtà concreta che ci è offerta nella nostra comunità senza avere la sapienza. Questo prezioso dono ci rende capaci di un discernimento autentico e vero. Siamo quindi invitati a supplicare Dio affinché ci conceda di poter comprendere il progetto che ha pensato per la Comunità e per le nostre parrocchie, per conoscere ciò che è gradito a Dio e che è conforme alla sua volontà. Solo attraverso la sapienza potremo realmente essere liberi, nelle mani di Dio, di realizzare il disegno di Dio per il suo popolo.

Si passa poi a discutere della conferma del Consiglio Pastorale, a ragione del momento di transizione. Come da statuto (art. 10), «in quanto voce autorevole della Comunità pastorale, il Consiglio non decade con la cessazione del parroco dal suo ufficio», pertanto don Gianluigi decide di riconfermare l’attuale Consiglio secondo la sua composizione formatasi dopo l’elezione del 2016, con decorrenza regolare sino al 2020. Dal momento in cui sarà presente fra noi, don Rodolfo sostituirà don Giorgio, che lascia la Comunità il prossimo 12 novembre.

Don Gianluigi spiega che la riconferma è dettata dalla necessità della continuità: non avrebbe senso, a distanza di un solo anno dalla formazione del Consiglio, procedere a nuove elezioni, anche perché la Comunità ha già espresso le sue preferenze di rappresentanza. Lo stesso discorso vale anche per il Consiglio per gli Affari Economici di San Bartolomeo e per quello di San Rocco.

Seguono, come da O.d.G., una breve presentazione di don Gianluigi al Consiglio e la presentazione dei consiglieri.

Secondo punto è una riflessione di don Gianluigi per il Consiglio Pastorale.

A partire da alcune mediazioni del card. Martini, siamo invitati a riflettere sul brano in cui Geremia racconta di come ha occasione di incontrare Dio nella bottega del vasaio (Ger 18, 1-12). L’uomo è nelle mani di Dio: «come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani». La vera rivelazione sta nel fatto che ci accorgiamo per esperienza di essere nelle mani di Dio, non perché la vita sia tutta positiva, ma perché sperimentiamo di doverci fidare di Dio nel bene e nel male che viviamo. Egli è come il vasaio, che continua a modellare l’argilla, continua a plasmare le Sue opere e la nostra esistenza per compiere il Suo progetto.

L’invito a riconoscere che Dio regge e accompagna la realizzazione della nostra esistenza non è qualcosa che spetta solo al clero o al Consiglio Pastorale, ma riguarda ogni cristiano che vede il mondo attraverso gli occhi di Dio.

Certamente siamo liberi e possiamo decidere di smettere di guardare il mondo illuminati da Dio, possiamo vedere il mondo in negativo, possiamo credere che sia un luogo inadatto alla nostra esistenza, che ci sia solo il male. Se rimaniamo nelle mani e nella sapienza di Dio, ci accorgiamo che la speranza di un mondo migliore è la certezza di una prospettiva in cui ogni deriva verso il male viene arginata da Dio nel ritorno al Suo progetto. Spetta a noi dire di sì al progetto del Signore e anche la nostra libertà è nelle mani di Dio. Siamo liberi di fare, di agire, di vivere, ma sempre liberi-per realizzare il progetto di Dio.

Dio ci consegna allora una grande libertà ma anche una grande responsabilità. Solo in Dio possiamo affrontare le fatiche della vita e vivere nella gioia, e questo è il compito che viene affidato anche al Consiglio Pastorale a nome della comunità; una responsabilità, dunque, da vivere guardando al Vasaio che, come argilla, ci modella per essere conformi alla sua volontà.

Segue poi un breve cenno al Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al convegno internazionale promosso dalla congregazione per il clero, che il Papa ha tenuto il mese scorso. Anche Papa Francesco ha ripreso l’immagine del vasaio per cercare di dare un volto ad un modello di sacerdote che possa vivere pienamente il suo ministero in questo mondo. La figura del parroco che viene delineata comprende l’importanza di una sincera spiritualità che si accompagna alla concretezza della vita, affinché ogni sacerdote sia aperto a tutte le possibilità delle relazioni umane. Per il Consiglio Pastorale si tratta di aiutare il parroco e i sacerdoti a vivere secondo una sorta di “formazione permanente”. Bisogna quindi che il Consiglio aiuti il suo pastore, che ha il compito di essere tanto presso Dio quanto presso il popolo, abbandonando sia uno spiritualismo distaccato dal mondo che un’azione priva dell’orizzonte del discernimento.

Per la questione della scelta delle priorità da discutere in Consiglio Pastorale nelle prossime sedute, viene chiesto ai consiglieri di esprimersi liberamente sia sulle necessità della realtà parrocchiale che rappresentano sia a titolo personale. Vengono discussi tre temi: l’unità della Comunità Pastorale, la questione della liturgia e la necessità della formazione.

Per quanto riguarda la prima problematica, si parte dalla questione profughi a San Rocco, che rischia di divenire un fattore di divisioni interne secondo diversi umori sociali, pertanto si ravvisa la necessità di creare coesione e unità nel tessuto cittadino e parrocchiale. Viene chiesto che sia lasciato spazio anche a coloro che si sono mostrati più reticenti all’accoglienza, senza però perdere di vista l’importanza della formazione culturale e la necessità di giudicare sulla base di informazioni vere (e non solo “di pancia” o per sentito dire). Più in generale, sulla necessità di collaborazione fra San Rocco e San Bartolomeo, è importante un’apertura da entrambe le parti. In ogni caso, la Comunità si muove ormai in modo unitario e coeso e, malgrado il tempo necessario per metabolizzare la situazione, dopo quasi dieci anni di esperienza comunitaria si può dire di essere ad un buon punto. Se fino a qualche decennio fa abbiamo sperimentato la distinzione tra parrocchie, oggi, invece, ci è chiesto di ritornare all’unità, che non significa uniformità ma unione secondo le dinamiche interne di ciascuna parrocchia. Concentrare tutte le attività in una sola parrocchia o fare tutto in tutte e due le parrocchie sono entrambi rischi che mettono in pericolo lo spirito di unità cristiana.

Per quanto concerne il tema della liturgia, si tratta dell’impegno che si era preso il Consiglio Pastorale dopo l’ultima assemblea. Per ricordare brevemente i punti: partecipazione alla Messa domenicale, valorizzazione della liturgia nei gesti come l’offertorio, l’accoglienza, nelle letture e nel canto, correggere gli aspetti e le fatiche evidenziate nei gruppi di lavoro dell’assemblea, la presenza dei bambini e la preparazione dei ministri.

Per il problema della formazione si intende invece una maggiore integrazione fra parrocchie e nel contatto con la realtà cittadina (a questo proposito erano preposti i due incontri in gennaio della Comunità in ascolto). Posto che tutti i membri della comunità sono corresponsabili della formazione dei ragazzi e dei bambini e che non è possibile delegare solo ad alcuni questo compito, si mette in luce la mancanza di un percorso per bambini e famiglie in età 0-6 anni. Mancano anche delle occasioni di formazioni per la famiglia (per cui si rimanda a proposte vicariali, come nel caso del “corso fidanzati”); si ricorda che è in progetto la realizzazione di un’area gioco per bambini e famiglie; che si potrebbe dare spazio a temi come la sessualità e l’affettività nelle diverse fasce d’età, specie quella dei ragazzi e dei giovani in previsione futura.

Per don Gianluigi sono da tenere in conto, oltre a tutte queste proposte specifiche, due indicazioni in senso generale, che possono apparire teoriche ma che hanno a che fare con la concretezza della Comunità.

Una prima parola chiave è tutti: essere parroco significa essere il parroco di tutta la comunità, di un territorio su cui abitano realtà diverse, culture e religioni diverse. È doveroso uscire dalle realtà dei singoli gruppi e aprirsi alle situazioni difficili, alle realtà marginali, come famiglie in difficoltà e stranieri (per fare solo due esempi), nel contesto sociale del quartiere. L’apertura di cuore è fondamentale per tutti e per dare attenzione a tutte le realtà della nostra comunità, con una sana inquietudine per le persone che ci sono affidate e che ci sono vicine anche nello spazio in cui abitiamo. Una seconda parola decisiva è insieme: dobbiamo tendere a costruire una comunità che si allarghi sempre di più. Non possiamo mai permetterci di dire che “siamo già apposto così”, solo perché la nostra realtà parrocchiale funziona bene. Non siamo mai già realizzati, bisogna allargare i confini e gli orizzonti per inserire volti nuovi trovando lo spazio per tutti, perché tutti si sentano in una famiglia. Questo è l’atteggiamento che va verso il potenziamento della realtà in cui opera la nostra Comunità.

Per quanto riguarda le attività della Comunità, don Gianluigi si impegna a conoscere i singoli gruppi parrocchiali a partire dal Consiglio per gli Affari Economici, senza dimenticare, fra gli altri, i ministri straordinari per poter iniziare a visitare gli ammalati per Natale.

Domenica 12 novembre saluteremo don Giorgio, mentre don Rodolfo dovrebbe arrivare fra noi con l’Avvento.

Viene confermato il viaggio parrocchiale in Terra Santa previsto per febbraio 2018.

La seduta si chiude alle 23.15 con la recita dell’Eterno Riposo per il defunto don Lorenzo Livio (vicario in San Bartolomeo dal 1964 al 1974).