Domenica XXVI Tempo Ordinario

Pensierino n° 429

Cari parrocchiani,
in questa settimana la Chiesa ci ha fatto celebrare la festa liturgica di san Vincenzo de Paoli. Quest’anno la ricorrenza si è fatta più solenne perché ricorrono i 400 anni di fondazione del carisma vincenziano. Fu nel 1617 infatti che Vincenzo, già prete da diciassette anni, ebbe l’intuizione di “organizzare i soccorsi” verso i poveri. Tutto nacque da un’esigenza specifica e particolare: una famiglia del paese, ammalata e in miseria, si trovava senza aiuti. Venuto a conoscenza di questa situazione poco prima di iniziare la messa, Vincenzo predicò in modo così ispirato e convincente che immediatamente la gente si prodigò per aiutare quella famiglia. Commosso da quella reazione ma al contempo preoccupato che quella generosità si limitasse ad essere un fuoco di paglia, San Vincenzo si convinse della necessita di “organizzare” la carità. Da questo episodio nacque la grande famiglia vincenziana: i Preti della missione, le Figlie della carità, il volontariato vincenziano. Un fiume di carità nato da un cuore che si è lasciato toccare dalla povertà. Un fiume giunto fino a noi. Anche la nostra parrocchia è arricchita e fecondata da questo carisma. La presenza delle Figlie della Carità e di un gruppo vincenziano aiuta infatti la nostra comunità a tenere viva la fiamma della carità arricchendola di un carisma preziosissimo. A loro va la nostra gratitudine e la nostra riconoscenza.
La famiglia vincenziana di Como in occasione di questo importante anniversario ha pubblicato un libretto dal titolo “400V”, agevole e ben fatto. Raccoglie in poche pagine la storia di san Vincenzo e della presenza vincenziana a Como. Pochi giorni fa lo leggevo e rimanevo colpito da due citazioni del santo, ve le riporto entrambe. La prima ci insegna uno stile: “Abituatevi a giudicare le cose e le persone sempre ed in tutto dal lato buono. Se un’azione ha cento facce guardatela da quella migliore. In nome di Dio, facciamo in questo modo, anche se lo spirito e la prudenza umana ci dicono il contrario. Ho avuto anch’io questo increscevole temperamento di giudicare tutte le cose e tutte le persone secondo il mio povero cervello; ma ora l’esperienza mi fa vedere la felicità di agire in tutt’altro modo, e come Dio lo benedice”. La seconda ci consegna un impegno: “Dio ci faccia la grazia di intenerire i nostri cuori verso i miseri e di credere che, soccorrendoli, facciamo opera di giustizia e non di misericordia. Sono nostri fratelli che Dio ci comanda di assistere: facciamolo dunque come incaricati da Lui e nel modo insegnatoci dal Vangelo”.
A tutti buona domenica!

don Michele

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