verbale 20 febbraio 2017

La seduta si apre alle 21.00 con la preghiera di invocazione allo Spirito Santo. Sono assenti sette consiglieri. È presente don Roberto (che abita a san Rocco) per riferire sulla questione degrado in oratorio.

Don Giorgio introduce la riunione chiedendo ai membri del Consiglio di porre attenzione all’aspetto cittadino delle questioni che devono essere affrontate. Questo comporta uno sforzo e un impegno maggiori, dal momento che è necessario lavorare in un ottica di collaborazione con la comunità civile e con chi opera sul territorio. Anche nel fare la carità dobbiamo quindi essere consapevoli delle problematiche aperte. L’idea che dobbiamo seguire, in quanto comunità cristiana, è quella che viene ripresa in Mt 25: “Ogni volta che avrete fatto queste cose ai più piccoli, le avrete fatte a me”. La nostra fede deve aiutarci a conoscere  e vivere l’Amore, che è il modo con cui Cristo si manifesta tra noi. La carità deve essere servizio amorevole, le nostre opere l’espressione autentica del servizio, con la speranza che servire giovi al bene dei fratelli, secondo il bene che Dio ha pensato per gli uomini.

Il primo punto in questione riguarda la situazione di San Rocco. Nella precedente seduta erano state riferite delle lamentele di alcuni parrocchiani in relazione alla presenza di senzatetto e migranti che soggiornano di notte e di giorno presso il porticato dell’oratorio, creando una situazione di degrado urbano. Il Consiglio non si era espresso in via definitiva perché attendeva di prendere posizione dopo aver ascoltato don Roberto, che vive quotidianamente la situazione. Le precedenti proposte riguardavano o una chiusura degli spazi dell’oratorio oppure l’apertura di alcuni locali o ancora l’ipotesi di mettere un bagno chimico all’interno dell’oratorio, per evitare che le aiuole di fronte alla chiesa divenissero un luogo sporco e maleodorante. In ogni caso veniva detta la necessità di scrivere al prefetto e al sindaco (anche se uscente) per porre in luce il problema e per tutelarsi da eventuali episodi spiacevoli.

Don Roberto spiega la situazione. Posto che come cristiani siamo invitati a vedere la presenza di Dio in queste persone bisognose, si prende atto che si tratta di un numero variabile di uomini che sono “di passaggio”, migranti che non possono stare in stazione (perché presidiata) o nel Centro di Accoglienza, e che cercano di emigrare in altri paesi europei. In questo momento, esclusi i senzatetto, molti di loro sono ospitati la notte presso l’Emergenza Freddo in via Sirtori, in via Napoleona, a Sant’Eusebio e a Rebbio nelle ore notturne e di giorno si spostano in Como per accedere alle mense. Il loro numero è variabile di giorno in giorno, sono difficilmente monitorabili e si fatica a comunicare con loro. Nel porticato dell’oratorio dormono invece due senzatetto che sono da molto tempo a Como e qualche migrante che non trova accoglienza presso i centri di Emergenza Freddo. Don Roberto spiega che queste persone non possono andare al Centro di Accoglienza perché sono già stati ospitati presso altri centri oppure perché sono in attesa di conoscere il loro futuro (alcuni chiedono il permesso di soggiorno, altri vengono espulsi). A San Rocco le prime presenze risalgono a 4/5 anni fa e sono andate aumentando dopo l’emergenza cittadina di quest’estate.

Gli interventi dei membri del consiglio mettono il luce la questione igienico-sanitaria e di degrado della zona (porticato dell’oratorio, aiuole antistanti la chiesa e sottopassaggio) dovuti anche alla mancanza di servizi igienici pubblici. In ogni caso ci si accorge che il degrado è dovuto anche alla mancanza di educazione di queste persone anche se educare persone “di passaggio” sembra molto improbabile. Al di là della questione “di frontiera” il consiglio fatica a trovare una soluzione perché è un problema in divenire, pertanto anche un progetto a lungo termine riguarderebbe una situazione che in questo momento non corrisponde ad una realtà in mutamento. La soluzione proposta è di mettere un bagno chimico per evitare il degrado, anche se si è consci che non è una soluzione che risolve il problema in assoluto. Si tratta di un servizio minimo e dignitoso che viene offerto e che potrà servire anche per responsabilizzare chi si troverà a farne uso. In sintesi, per quanto consci che il problema non può essere risolto perché è difficilmente gestibile, non sembra essere applicabile un modello ideale di carità regolata con progetti, strutture e volontari, mentre nel concreto sarà quindi messo un bagno chimico nel porticato per dare una soluzione temporanea al problema. Si ribadisce la necessità di scrivere al sindaco e al prefetto.

Don Christian prende la parola per riferire i dati dei bilanci 2016 approvato dai due Consigli Affari Economici. Per quanto riguarda San Rocco si sottolinea che le entrate di bilancio sono aumentate grazie agli affitti delle associazioni che stanno facendo rivivere l’oratorio, che è stato ristrutturato con una spesa economica sinora rilevante.

A san Bartolomeo, invece, si mette in luce che i soldi avanzati dall’accoglienza profughi sono stati utilizzati per ristrutturare Casa Scalabrini e quindi ancora per la carità. Per quanto riguarda le uscite si sottolinea che c’è stato un risparmio grazie ad una gestione oculata dei servizi.  Don Christian spiega, in aggiunta, che i lavori per la ristrutturazione dell’Oratorio sono ormai completati e che, grazie alle offerte dei parrocchiani, le risorse sono state sufficienti per concludere l’opera.

Relativamente al terzo punto all’o.d.g. la situazione del Cinema Astra è attualmente in una fase di stallo. Siamo chiamati a riflettere sul valore pastorale della struttura e sulle attività che vi si svolgono, se possano favorire l’evangelizzazione e l’educazione a livello parrocchiale e cittadino, essendo l’unica sala cinema in città che segue questa impostazione. Dai diversi pareri emerge l’idea che il cinema sia certamente un luogo di formazione cristiana importante, ma questa educazione cristiana riguarda non solo la nostra comunità ma la città. Emerge quindi anche l’idea secondo cui il Cinema non può divenire un peso gravante esclusivamente sulla parrocchia e per quanto sia una proposta importante si fatica ad intravederne un futuro. Il Consiglio si riserva di attendere proposte dall’ACECC aspettando – come è stato richiesto dal consiglio affari economici – che sia eletto un nuovo consiglio di amministrazione e prende atto del drastico calo delle presenze e della difficoltà della gestione, in previsione di decisioni future.

La seduta si chiude alle 23.00 con la recita dell’Ave Maria.