Quaresimale II

Quaresimale 2017 – venerdì 10 marzo

Don Simone Piani

Dalla Quaresima alla Pasqua:
celebrare la Settimana Santa come “traguardo” del cammino della Quaresima

Il Giovedì Santo: ultima alba di Quaresima e primo tramonto di Pasqua

La Messa Crismale, epifania della Chiesa
Un diamante è per sempre.
Non è una pubblicità, ma potrebbe essere una frase che invece riassume tutto quanto condivideremo questa sera, perché la Messa Crismale è così: un diamante su cui i secoli avevano messo un bel po’ di polvere, e che la riforma liturgica del Concilio Vaticano II ci ha restituito in tutta la sua lucentezza.
Ci mettiamo quindi questa sera alla scoperta della prima liturgia che le nostre Chiese locali vivono il Giovedì Santo mattina.
E’ bene notare la caratteristica del Giovedì Santo, che è un giorno che fa da ‘cerniera’: è l’ultimo giorno di Quaresima, l’ultima alba di Quaresima, e con il tramonto inizia la Pasqua, perché il Triduo Pasquale non è la preparazione alla Pasqua. Facciamo attenzione a un modo vecchio di pensare: c’è il Giovedì Santo, il Venerdì Santo, il Sabato Santo, il Triduo cioè e sono la preparazione, poi la domenica si fa festa perché è Pasqua. Non è così: il Triduo Pasquale è la Pasqua celebrata in tre giorni. La liturgia durante la Settimana Santa rallenta il suo ritmo: il mistero della Pasqua è così grande e importante che abbiamo bisogno di tre giorni per viverlo. Ecco perché il Giovedì Santo alla sera è già Pasqua, il Venerdì Santo è Pasqua, il Sabato Santo mattina, giorno del silenzio è Pasqua, una parte della Pasqua di Cristo, fino alla grande Veglia, che è l’inizio della pienezza della Pasqua.
Quindi la Messa Crismale in sé non rientra nel Triduo Pasquale, che iniziamo alla sera del giovedì, ma è l’ultimo grande atto della Quaresima. Una Chiesa che per 40 giorni ha fatto penitenza si riunisce per un momento che è di ‘epifania’, è cioè un momento in cui si manifesta pienamente il nostro essere Chiesa.

Il documento “Preparazione e celebrazione delle feste pasquali” ci aiuta a inquadrare la Messa Crismale:

La Messa del Crisma in cui il vescovo, concelebrando con il suo presbiterio, consacra il Sacro Crisma e benedice gli altri oli, è una manifestazione della comunione dei presbiteri con il proprio vescovo nell’unico e medesimo sacerdozio e ministero di Cristo. A partecipare a questa messa si chiamino i presbiteri delle diverse parti della diocesi, per concelebrare con il vescovo, quali suoi testimoni e cooperatori nella consacrazione del crisma, come sono suoi cooperatori e consiglieri nel ministero quotidiano.
Si invitino con insistenza anche i fedeli a partecipare a questa messa e a ricevere il sacramento dell’eucaristia durante la sua celebrazione (n. 35).

Secondo il Messale ci sono due momenti qualificati in cui si vede la Chiesa: il primo momento è quando il Vescovo celebra nella sua chiesa cattedrale con i preti, i diaconi, e tutto il santo popolo di Dio e la Messa Crismale è il momento più evidente di questa manifestazione di Chiesa. Il secondo momento è quando il parroco celebra nella sua chiesa parrocchiale quella che noi chiamiamo la Messa della comunità. Vuol dire che riflettere sulla Settimana Santa ci deve portare a buoni gesti di conversione. Ad esempio vuol dire che quando il Vescovo celebra nella sua chiesa cattedrale tutti siamo chiamati a partecipare; vuol dire che quando il nostro parroco celebra nella sua chiesa la Messa della comunità è qui che manifestiamo il nostro essere riuniti. Facciamo spesso fatica a convertirci su questo, e cerchiamo ad esempio la Messa più ‘comoda’. Abbiamo invece bisogno di convertirci e manifestare attraverso la celebrazione il nostro essere Chiesa.
Siamo chiamati, se ci è possibile, a partecipare alla Messa Crismale, che è il momento in cui i preti, i lettori, i ministri della Comunione, i membri dei Consigli pastorali, tutti i laici che fanno parte della comunità apostolica, diventano un segno di unità intorno al Vescovo per tutti gli altri. E’ importante per il nostro essere Chiesa radunarci lì. È il nostro modo di dirci uniti al Signore attorno al Vescovo.

Un secondo passaggio. Chiariamo subito un’incomprensione: la Messa Crismale, spesso si dice, è la Messa dei preti. È vero che ne vengono in gran numero, ma non è la Messa dei preti e basta.
Dice l’Orazione iniziale della Messa Crismale:
O Padre, che hai consacrato il tuo unico Figlio con l’unzione dello Spirito Santo e lo hai costituito Messia e Signore, concedi a noi, partecipi della sua consacrazione, di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza.
Tutti i battezzati sono partecipi della consacrazione di Gesù Cristo e sono suoi testimoni nel mondo. Non ci sono cristiani di serie A (i preti, i monaci, le suore) e cristiani di serie B (tutti gli altri). Tutti abbiamo la stessa dignità e importanza, che vengono dal fatto che siamo battezzati. È il Battesimo che ci accomuna. Poi ci sono compiti e servizi differenti nella Chiesa, ma tutti partecipiamo del sacerdozio di Gesù Cristo; tutti, dal giorno del Battesimo, abbiamo la possibilità di chiamare Dio ‘Padre’ e questo nessuno mai più ce lo può togliere. E una realtà fondativa della nostra vita, perché il Battesimo è la parola definitiva di Dio sulla nostra vita.
La Messa Crismale manifesta questo: che tutti insieme costituiamo la Chiesa come battezzati.

Poi certo, ed è il terzo passaggio, i preti in maniera particolare quel giorno sono chiamati a compiere un gesto, che è il rinnovo delle promesse della loro ordinazione. L’ordinazione a preti inizia con l’appello (il fatto che si è chiamati), con delle promesse che si fanno di fronte al Vescovo e che culminano con la promessa di obbedienza, e prosegue poi con il gesto sacramentale vero è proprio che è quello dell’imposizione delle mani con la preghiera di ordinazione. Nel giorno del Giovedì Santo, in cui si ricorda l’istituzione del sacerdozio, i preti sono chiamati a rinnovare le promesse della loro ordinazione, a ridire ancora una volta quel ‘sì’ che hanno detto anni prima.

Guardiamo qualche parte della rinnovazione delle promesse sacerdotali, perché anche qui c’è qualche spazio di conversione.
Inizia con l’invito del Vescovo:
Carissimi presbiteri, la santa Chiesa celebra la memoria annuale del giorno in cui Cristo Signore comunicò agli apostoli e a noi il suo sacerdozio. Volete rinnovare le promesse, che al momento dell’ordinazione avete fatto davanti al vostro vescovo e al popolo santo di Dio?

Dopo questo primo sì lo voglio inizia lo specifico delle promesse:
Volete unirvi intimamente al Signore Gesù, modello del nostro sacerdozio, rinunziando a voi stessi e confermando i sacri impegni che, spinti dall’amore di Cristo, avete assunto liberamente verso la sua Chiesa?

Volete essere fedeli dispensatori dei misteri di Dio per mezzo della santa Eucaristia e delle altre azioni liturgiche, e adempiere il ministero della parola di salvezza sull’esempio del Cristo, capo e pastore, lasciandovi guidare non da interessi umani, ma dall’amore per i vostri fratelli?

Vedete che le domande contengono tutte, e riguardano, la sfera liturgica del ministero dei preti, una dimensione sacerdotale e cultuale. Non c’è scritto ‘volete fare il Grest’ o ‘curarvi di cose pratiche’.
La liturgia cioè riconduce tutta l’azione del prete all’annuncio della Parola, alla celebrazione dei sacramenti, alla vita di carità che parte dall’Eucaristia. Cioè, quello che il Concilio Vaticano II scrive quando dice (e questo vale per tutti) che la liturgia è ‘culmine e fonte’ della vita cristiana. Si fa il Grest perché si prende dall’Eucaristia la forza di accostarsi ai fratelli come Cristo ha fatto. Perché i nostri preti sono incaricati della Caritas parrocchiale? Non perché sono più buoni degli altri, ma perché prendono dal comando di Gesù “Fate questo in memoria di me” l’esigenza di una coerenza di vita. Non si deve semplificare facendo una graduatoria tra le cose da fare: bisogna semplicemente ogni giorno camminare perché quello che succede in chiesa quando celebriamo la liturgia e quello che succede fuori (la nostra testimonianza cristiana) sia qualcosa di profondamente unito e che si richiama.

La Messa Crismale è poi la Messa in cui il Vescovo benedice i Santi Oli: l’olio degli infermi, l’olio dei catecumeni e l’olio del Sacro Crisma.
Riflettiamo un attimo su questo simbolismo molto ricco degli oli. L’olio, benedetto e consacrato dal Vescovo il Giovedì Santo nella Messa Crismale diventa il segno della presenza di Gesù Cristo in ogni momento, lieto o triste, della mia vita. Il Signore Gesù si rende presente attraverso questo segno dell’olio.
L’olio dei catecumeni, quando un bambino si apre alla vita e viene accolto nella Chiesa, o quando un adulto decide di diventare cristiano; il Santo Crisma, che segna la consacrazione, nel Battesimo, nella Confermazione, nel ministero ordinato; l’olio degli infermi, che segna la vicinanza di Cristo quando nella nostra vita entra la malattia, la vecchiaia, un preoccupante intervento chirurgico (non è l’anticamera della morte, ma la vicinanza di Cristo). Ancora: l’olio, che veniva utilizzato nelle lotte allo stadio perché dava la possibilità di scappare dal nemico, e veniva utilizzato per dare forza, che indica che il cristiano è uno che fugge dal male, che prende forza da Gesù Cristo.

Ultimo passo: vediamo insieme alcune righe di benedizione dei santi oli:

Benedizione dell’olio degli infermi:
O Dio, Padre di consolazione, che per mezzo del tuo Figlio hai voluto recare sollievo alle sofferenze degli infermi, ascolta la preghiera della nostra fede: manda dal cielo il tuo Spirito Santo Paraclito su quest’olio, frutto dell’olivo, nutrimento e sollievo del nostro corpo; effondi la tua santa benedizione perché quanti riceveranno l’unzione ottengano conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito, e siano liberati da ogni malattia, angoscia e dolore.
Ecco la prospettiva dell’olio che guarisce, Cristo che si fa vicino all’uomo che soffre, lo consola e lo guarisce.

Benedizione dell’olio dei catecumeni:
O Dio, sostegno e difesa del tuo popolo, benedici quest’olio nel quale hai voluto donarci un segno della tua forza divina; concedi energia e vigore ai catecumeni che ne riceveranno l’unzione, perché illuminati dalla tua sapienza, comprendano più profondamente il Vangelo di Cristo; sostenuti dalla tua potenza, assumano con generosità gli impegni della vita cristiana; fatti degni dell’adozione a figli, gustino la gioia di rinascere e vivere nella tua Chiesa.
Il nome più antico dei battezzati era “illuminati”. E ricordiamoci che siamo stati tutti, anche se per pochissimo tempo, catecumeni, e quindi tutti dobbiamo comprendere il vangelo di Cristo, tutti dobbiamo assumerci gli impegni della vita cristiana; tutti siamo fatti degni dell’adozione ai figli, tutti dobbiamo avere questo gusto di rinascere.

La preghiera di benedizione del crisma è la più lunga, ed è divisa in due parti: la prima in cui si raccontano le meraviglie della storia della salvezza, e la seconda in cui più propriamente si invoca la benedizione di Dio sull’olio:
O Dio, fonte prima di ogni vita e autore di ogni crescita nello spirito, accogli il gioioso canto di lode che la Chiesa ti innalza con la nostra voce. Tu in principio facesti spuntare dalla terra alberi fruttiferi e tra questi l’olivo, perché dall’olio fluente venisse a noi il dono del crisma. Il profeta Davide, misticamente presago dei sacramenti futuri, cantò quest’olio, che fa splendere di gioia il nostro volto. Dopo il diluvio, lavacro espiatore dell’iniquità del mondo, la colomba portò il ramoscello d’olivo, simbolo dei beni messianici, e annunziò che sulla terra era tornata la pace. Nella pienezza dei tempi si sono avverate le figure antiche quando, distrutti i peccati nelle acque del Battesimo, l’unzione dell’olio ha fatto riapparire sul volto dell’uomo la tua luce gioiosa.
Mosè, tuo servo, per la tua volontà purificò con l’acqua il fratello Aronne e con la santa unzione lo consacrò sacerdote.
Il valore di tutti questi segni si rivelò pienamente in Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore.
Quando egli chiese il battesimo a Giovanni nelle acque del fiume Giordano, allora tu hai mandato dal cielo in forma di colomba lo Spirito Santo e hai testimoniato con la sua stessa voce, che in lui, tuo Figlio unigenito, dimora tutta la tua compiacenza. Su di lui a preferenza di tutti gli altri uomini, hai effuso l’olio di esultanza profeticamente cantato da Davide.
Ora ti preghiamo, o Padre: santifica con la tua benedizione quest’olio, dono della tua provvidenza; impregnalo della forza del tuo Spirito e della potenza che emana dal Cristo dal cui santo nome è chiamato crisma l’olio che consacra i sacerdoti, i re, i profeti e i martiri.
Confermalo come segno sacramentale di salvezza e vita perfetta per i tuoi figli rinnovati nel lavacro spirituale del Battesimo. Questa unzione li penetri e li santifichi, perché liberi dalla nativa corruzione, e consacrati tempio della tua gloria, spandano il profumo di una vita santa.
Si compia in essi il disegno del tuo amore e la loro vita integra e pura sia in tutto conforme alla grande dignità che li riveste come re, sacerdoti e profeti.
Quest’olio sia crisma di salvezza per tutti i rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo; li renda partecipi della vita eterna e commensali al banchetto della tua gloria.
Noi abbiamo ricevuto l’unzione crismale, nel Battesimo e nella Cresima, quindi tutti noi dobbiamo raggiungere la pienezza della misura di Cristo.

Concludo leggendo quello che mi sembra il riassunto più bello di tutto quanto abbiamo detto, ed è il Prefazio della Messa Crismale, perché unisce pienamente l’esperienza di tutti i battezzati e dei presbiteri:

Con l’unzione dello Spirito Santo
hai costituito il Cristo tuo Figlio
Pontefice della nuova ed eterna alleanza,
e hai voluto che il suo unico sacerdozio
fosse perpetuato nella Chiesa.

Egli comunica il sacerdozio regale
a tutto il popolo dei redenti,
e con affetto di predilezione sceglie alcuni tra i fratelli
che mediante l’imposizione delle mani
fa partecipi del suo ministero di salvezza.

Tu vuoi che nel suo nome
rinnovino il sacrificio redentore,
preparino ai tuoi figli la mensa pasquale,
e, servi premurosi del tuo popolo,
lo nutrano con la tua parola
e lo santifichino con i sacramenti.

Tu proponi loro come modello il Cristo, perché,
donando la vita per te e per i fratelli,
si sforzino di conformarsi all’immagine del tuo Figlio,
e rendano testimonianza di fedeltà e di amore generoso.

(da registrazione – non corretta dal relatore)

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