verbale 23 gennaio 2017

La seduta si apre alle 21.00 con la preghiera allo Spirito Santo. Mancano quattro consiglieri.

Cogliendo l’occasione della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, don Giorgio riflette sullo Spirito Santo, che è la fonte della comunione tra le diverse realtà cristiane. È in virtù dello Spirito che ci dobbiamo sentire in unione fraterna con le altre chiese sorelle, quello stesso Spirito che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che proviene direttamente dall’unico Dio a cui ci rivolgiamo (Gv 1, 2934). Lasciarsi guidare dallo Spirito non significa perdere la libertà, quanto piuttosto essere perseveranti nella fede e saldi nell’unità. Anche se sembra difficile vivere secondo lo Spirito, siamo confortati dal fatto che la Parola di Dio, da coltivare e ascoltare, è il luogo in cui Dio ci educa donandoci il suo Spirito. E siamo sicuri che chi chiede la grazia e la Misericordia di Dio, sarà ascoltato e gli sarà mandato lo Spirito.

Don Christian introduce il primo punto all’ordine del giorno, che riguarda l’assemblea comunitaria che si terrà Domenica 19 marzo, nel pomeriggio, in oratorio. Avendo deciso già nei Consigli precedenti di cambiare le modalità di svolgimento della giornata, si è scelto di organizzare un pomeriggio di incontro e confronto insieme (e non tutto il giorno). Come già proposto, il tema riguarda la liturgia; in particolare, tra i molti argomenti, si sceglie di trattare quello della Messa, in quanto la celebrazione domenicale è fondamentale per la vita della comunità cristiana. Il relatore invitato a parlare è don Simone Piani, esperto in liturgia, che terrà anche i sei quaresimali sul significato dei riti della Settimana Santa. Don Christian chiede al Consiglio di dare un taglio specifico all’argomento della Messa, in modo da definire con chiarezza i punti cruciali che saranno trattati durante l’assemblea.
Emerge con continuità che è necessario parlare del significato della celebrazione eucaristica. In particolare la maggioranza delle opinioni chiede che si riscopra il valore del culto non come una liturgia ripetitiva e simbolica, ma come il momento in cui Cristo si rivela agli uomini con la Parola e il sacrificio e in cui ciascuno è protagonista. Il significato della Messa, la presenza reale di Cristo nel sacramento e nella comunità, deve essere il punto di partenza per conoscere i gesti liturgici e per comprendere che la celebrazione non riguarda solo i ministri che svolgono un servizio attivo, ma che tutti siamo “attori” e non “spettatori” nella celebrazione. Accanto alla necessità di ravvivare il significato della liturgia, viene sottolineato il bisogno di parlare anche delle ministerialità. Una celebrazione “ben fatta” ne aumenta non solo la qualità esteriore, ma soprattutto la partecipazione e il coinvolgimento autentico e profondo. Ciascuno ha un ruolo nella celebrazione e i servizi ministeriali devono corrispondere non solo alla volontà di rendersi utile, ma anche alla comprensione del significato dell’Eucarestia. Pertanto si decide infine di trattare il tema del significato della Messa, da cui, successivamente, ciascun ministro e ciascun fedele, nel suo ruolo, deve essere cosciente del servizio che svolge per il significato liturgico a cui tutti siamo chiamati. Lavorando in prospettiva, l’Assemblea sarà quindi anche un momento in cui potremo iniziare a vedere se è necessario cambiare qualcosa nelle nostre celebrazioni: canti e lettori, oppure l’attenzione ai bambini, alle famiglie, agli stranieri.
Per quanto riguarda i lavori di gruppo si decide, visto l’argomento, percepito in maniera diversa, di dividersi per fasce d’età e per questo si chiede di invitare con particolare attenzione anche i giovani. Saremo quindi chiamati a riflettere sugli ostacoli che troviamo nel comprendere il significato della celebrazione, a domandarci cosa potrebbe migliorare la qualità e la partecipazione alla Messa a partire dall’esperienza di ciascuno e dalla relazione di don Simone. Cercando di evitare il contrapporsi di esigenze diverse, il Consiglio Pastorale si occuperà poi di riprendere le riflessioni e di scegliere, con proposte concrete, un progetto liturgico da portare avanti nella nostra comunità.

Il secondo punto all’ordine del giorno riguarda San Rocco. Don Christian riferisce che diverse persone hanno fatto presente di aver paura ad andare in chiesa o a transitare nella piazzetta antistante l’oratorio di San Rocco per la presenza di senzatetto (italiani e migranti) che dormono, vivono ed espletano i loro bisogni nel portico dell’oratorio o nelle aiuole. La presenza, inizialmente limitata a poche persone di notte, è andata aumentando nel tempo, anche a seguito della presenza dei migranti in città e dell’apertura del Centro di accoglienza in via Regina. Fortunatamente non sono ancora stati segnalati episodi di delinquenza verso le persone. Le possibilità che abbiamo sono quelle di chiudere i cancelli dell’oratorio, oppure di aprire dei bagni in modo tale che si evitino delle situazioni di degrado urbano. Dopo il confronto, emerge da alcune voci che è necessario chiudere lo spazio sottostante gli edifici dell’oratorio, non solo per evitare il disagio, ma per sottolineare il modo più dignitoso di fare la carità, che avviene già all’interno dei locali dell’oratorio. Allo stesso tempo altri chiedono di non chiudere la porta in faccia a chi ha bisogno di ospitalità, di un luogo dove dormire e mangiare. Senza escludere la richiesta di installare dei bagni chimici, il Consiglio decide di sollecitare le istituzioni perché guardino alla situazione difficile che si sta creando, in modo da provvedere alla soluzione dei problemi. Per la decisione riguardante l’apertura o la chiusura dell’oratorio si decide di attendere un confronto con don Roberto, che si occupa da solo, in questo momento, di offrire una colazione ai senzatetto e di tenere pulita la zona.

Dopo una breve verifica sulle due serate della “Comunità in Ascolto”, in cui si evidenzia l’importanza delle tematiche affrontate al di là dei numeri sulla partecipazione, la seduta si chiude alle 23.15 con la preghiera a Maria.