verbale 23 maggio 2016

La seduta si apre alle 21.10 con la recita del Padre Nostro. Risultano assenti tre consiglieri. Come di abitudine, in questo Anno Giubilare Don Giorgio ci invita ad ascoltare una breve riflessione sul tema della Misericordia, questa volta a partire dalla Prima Lettera di San Pietro (1Pt 4, 7-11) in cui l’Apostolo ricorda che nella comunità cristiana siamo gli uni a servizio degli altri, così come Cristo è venuto in mezzo a noi per servire, donandosi nell’umiltà, nella gratuità e nella gioia. Allo stesso modo anche noi dobbiamo mettere a frutto i molteplici doni che abbiamo ricevuto anzitutto con una preghiera che sia perseverante e che ci aiuti a costruire la Casa del Signore, senza il quale i nostri sforzi sono vani.

Essendo questa la prima seduta del Consiglio Pastorale da poco rinnovato, Don Christian introduce e spiega il funzionamento pratico di quest’organo a partire dallo Statuto del Consiglio Pastorale (art. 1,2,3) ricordando che i membri che ne fanno parte sono anzitutto dei cristiani chiamati a collaborare prima che dei rappresentanti eletti a nome di qualcuno; ci viene quindi chiesto di abbandonare ogni particolarismo e ogni interesse all’interno della comunità a favore di una partecipazione sincera. I membri del Consiglio sono chiamati a pensare, a riflettere, a discutere prima che a fare qualcosa, dal momento che è bene fare ciò che prima si è pensato. Il Consiglio Pastorale deve essere il luogo in cui si progetta sulla base della sua finalità primaria, cioè pensare le forme dell’evangelizzazione e promuoverla. Non si può soddisfare questo compito se non si hanno a cuore il Vangelo e l’esempio di Cristo: solo in questo modo è possibile che cresca la vera comunione. Altro compito del Consiglio è quello di vivere all’interno della comunità e verificare ciò che la comunità fa, in particolar modo ponendo la sua attenzione non tanto sulle componenti specifiche della parrocchia, quanto sulla formazione dei cristiani, con una particolare attenzione ai bambini e ai giovani.

In quanto cristiani, ai consiglieri è ribadito l’invito ad abbandonare l’idea secondo cui ci sono uomini più esperti di altri circa alcuni temi e alcune questioni, infatti tutti i consiglieri sono invitati ad esprimere la loro opinione su tutte le questioni in oggetto. Come già scelto negli anni scorsi, interessa di più un dialogo fra le generazioni piuttosto che una rappresentanza formale di tutte le parti che si occupano di ambiti specifici nella parrocchia.

Secondo le indicazioni del Vescovo, Don Christian ricorda che il Consiglio Pastorale prende le sue decisioni secondo il metodo del discernimento comunitario, che prevede non delle votazioni ma delle discussioni. I consiglieri sono invitati quindi ad esprimersi liberamente sempre supportati dalla preghiera e dalla riflessione, in quanto il loro compito è quello di discernere ed attuare la volontà di Dio. Per poter comprendere la volontà di Dio bisogna essere umili e allo stesso tempo liberi, senza mai voler imporre il proprio pensiero.

Se questo metodo del discernimento comunitario funziona, i nostri pensieri dovrebbero essere semplici e possibilmente brevi. Per poter condividere i nostri pensieri e discernere tra questi la volontà di Dio dobbiamo dire come la pensiamo ma anche saper ascoltare come la pensano gli altri senza pregiudizi di alcun genere. Oltre ad essere disposti all’ascolto dobbiamo avere il coraggio e l’umiltà di saper domandare in modo vero, sincero e profondo. Infine è necessario saper perdere le proprie idee ed essere positivi, in quanto siamo chiamati a costruire la Chiesa.

Segue un momento in cui i membri del Consiglio si presentano per conoscersi e per capire meglio che cosa si aspettano dall’attività del Consiglio.

Decretato il segretario, don Christian riprende la parola e invita, a partire da quanto emerso nell’ultima seduta del Consiglio in cui si era fatta una verifica delle tematiche e delle necessità, e anche dalle indicazioni specifiche che il Vescovo ha inviato alla nostra parrocchia, a riflettere insieme su quali temi si intende indirizzare l’attenzione e quali debbano essere gli oggetti di riflessione che sembra necessario far emergere. In particolare sarà utile pensare insieme cosa serva e cosa si possa fare per la nostra comunità.

Nei diversi interventi viene sottolineato che in un contesto sociale e culturale come quello a noi contemporaneo si è oggi cristiani in quanto individui ed è quindi necessaria una formazione adeguata che cerchi di delineare l’esperienza comunitaria sulla base del modello evangelico, il vero esempio di vita. Il catechismo e la formazione dovranno quindi essere funzionali non solo come un metodo per insegnare dei contenuti e delle dottrine ma soprattutto per educare, per essere vicini alle situazioni in cui siamo immersi, secondo una dimensione pratica ed attiva della vita cristiana che non è completa se non si avvicina al prossimo.

Il tema della famiglia e degli adolescenti, torna più volte come un tema urgente e viene ribadita la necessità di occuparsi, a fronte di situazioni concrete e vicine alla nostra realtà, laddove vi sono difficoltà spirituali e materiali e problemi di relazione. Più volte e in maniera condivisa si chiede di essere vicini con il dialogo e l’incontro a coloro che intraprendono la via della vocazione matrimoniale, in particolare accompagnando i più giovani che decidono di sposarsi e coloro che invece si trovano in difficoltà (con un occhio di riguardo alle famiglie giovani). Viene evidenziato come una maggiore attenzione alla famiglia significhi anche un lavoro educativo nei confronti dei genitori e, di conseguenza, anche sui giovani che provengono da queste famiglie. Rivalorizzare il concetto di famiglia è allo stesso tempo far fronte ad un bisogno di educazione e un’occasione in cui la comunità ha la possibilità di avvicinare chi si è allontanato accompagnandolo, accogliendolo, dandogli un supporto che sia innanzitutto la vicinanza della più grande famiglia che è la Chiesa.

Un terzo tema, che è di cruciale importanza, è quello della liturgia, che è stato poco trattato dalle precedenti esperienze di Consiglio Pastorale. La comunità vera non è solo quella che partecipa con la sua presenza assidua e un impegno costante, ma è composta al suo interno da una serie di realtà che sono state finora ai margini della realtà parrocchiale. Una comunità che sappia quindi accogliere e coinvolgere deve dare occasione di partecipare e com-partecipare attivamente a chi desidera farne parte e non c’è migliore modalità per coinvolgere tutte le diverse realtà se non a partire dal centro dell’esperienza cristiana, la Messa. Si chiede in diversi interventi una lettura analitica attenta della liturgia come fenomeno essenziale della vita cristiana poiché viene in luce la necessità di educare i giovani, ma anche gli adulti e in particolare le famiglie, alla partecipazione eucaristica come fonte di unità, senza dimenticare il valore della preghiera, che ha bisogno di spazi e tempi propri.

In correlazione alla questione precedente viene fatto notare in generale che la nostra comunità è luogo di incontro tra culture ed etnie diverse che partecipano alla liturgia della parrocchia, e quindi è bene iniziare con l’accogliere coloro che già frequentano la Messa. A proposito del tema che riguarda gli stranieri, dobbiamo prendere atto del fatto che essi sono una realtà viva del quartiere e che rappresentano allo stesso tempo una realtà complessa, multietnica, visibile anche nella realtà cittadina.

Don Christian riprende la parola per cercare di fare una sintesi di quei temi di cui ci si avvia a farne oggetto di riflessione per i prossimi incontri. L’argomento che necessita di essere affrontato maggiormente, a motivo della centralità della Messa, è quello della liturgia, della partecipazione in relazione alla composizione della comunità. In particolare si fa notare che a lungo è già stata trattata la questione del catechismo e della formazione e che conviene pertanto scegliere degli argomenti più specifici a cui in seconda battuta legare anche il tema della formazione e il momento per eccellenza di formazione del cristiano è proprio quello della Messa e della liturgia domenicale. La Messa deve divenire il momento in cui si costruisce la comunità, aperta a tutti, partecipata, deve essere il simbolo e il luogo di incontro delle diverse realtà.

La famiglia, nella sua complessità, nella sua totalità, congiuntamente al mondo delle relazioni, deve essere studiata in maniera più approfondita, in attesa di avere più chiara quali siano le linee guida della proposta contemporanea della Chiesa, che anche secondo le indicazioni di Papa Francesco (con il documento del sinodo sulla famiglia, di recente pubblicazione) deve essere ricompresa, integrata nella comunità e deve divenire il centro dell’educazione ad una positiva e proficua esperienza cristiana concreta. Per questo secondo argomento il Consiglio decide di darsi tempo in attesa che siano analizzati i problemi e i casi a livello generale, in quanto l’argomento appare complesso e di non semplice trattazione.

Anche l’oratorio non viene dimenticato, in quanto nel periodo a venire il Consiglio Pastorale sarà chiamato a discutere e approvare un progetto formativo ed educativo specifico per la realtà giovanile a cui si deve guardare con attenzione.

Infine Don Christian informa su alcune attività che riguardano la comunità: il progetto per la catechesi degli adulti (30-55enni), che a lungo era stato pensato e preparato si è rivelato positivo, così come il progetto per le persone sole. A San Bartolomeo a breve sarà portata a termine l’esperienza di accoglienza del gruppo profughi per lasciare spazio ad altre iniziative di carità. Per quanto riguarda i lavori in oratorio, si rende necessaria la ristrutturazione dell’appartamento del vicario al più presto per ottenere tutte le autorizzazioni secondo le norme attuali e quindi si dovrà provvedere in questa direzione. A San Rocco invece l’oratorio è stato ristrutturato e stanno entrando in funzione sia gli uffici di alcune associazioni che gli appartamenti. La seduta si chiude alle 23.10.